L’Europa ha firmato un trattato per sostenere i libici nel contenere l’immigrazione dall’Africa sub sahariana. Senza chiedere sufficienti garanzie di controllo umanitario, ha stanziato ingenti risorse per finanziare i campi profughi dove di norma le persone accolte vengono umiliate, picchiate e torturate.
Siamo contemporanei dell’orrore, complici di disumanità, grazie anche al disimpegno compiacente degli organi di informazione. E’ l’inverno della mente e del cuore. E’ il trionfo dell’ipocrisia e della banalità del male, quello che nasce dalla nostra ordinaria indifferenza, dalle nostre stupide paure.
Eppure Gesù sta lì crocifisso, sempre più solo. Torturato tra i torturati, perseguitato politico tra i perseguitati politici, condannato a morte tra i condannati dall’ingiustizia della vita. Ci guarda e ci inquieta. Non permette alla nostra coscienza di accomodarsi dentro la precaria serenità della nostra grettezza.
Sta lì e ci guarda con il suo volto sfigurato, in una attesa accorata.
Nei suoi occhi non c’è traccia di disperazione. Prevale la fiducia nel Padre, nonostante l’apparente abbandono. Negli spasimi della morte, vince la disponibilità, l’accoglienza, la condivisione e il desiderio che ogni uomo ritrovi sé stesso. Il suo compagno di pena lo sente lo invoca, si rappacifica con sé e con la vita.

In occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, voluta da tante associazioni in Italia che si battono per una maggiore sensibilità ai temi dei Disturbi del Comportamento Alimentare riportiamo le riflessioni di una nostra ospite accolta presso la residenza In Volo unendoci così alla campagna promossa dal Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari : "Coordiniamoci in Lilla, insieme oltre i DCA"

Quando mi hanno detto che ne soffrivo, non volevo crederci, forse non me ne rendo conto o non voglio neanche ora. Sì, perchè in fondo, rifiutare o liberarsi di qualcosa che pensiamo possa farci sentire sbagliate/i, ci fa sentire in qualche modo potenti. Il mio è un messaggio di sfida per me stessa e per chi, probabilmente, si riconosce in queste parole. L'unica cosa che posso affermare, è che il cibo è solo la conseguenza di vissuti difficili dettati da scelte, circostanze e/o persone che sarebbe stato meglio evitare. Quindi, non mollate, scavate in voi stesse/i, conoscetevi. Non sarà facile, ci vorranno tempo e forza di volontà. Io devo trovarla ma voglio ritornare a vivere. Non fate della vostra vita una condanna, vivete!